Giovani adulti

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disegni di: Montanari

 

Il sito per famiglie inglese netmums, ripreso da “La Stampa” del 22 agosto suggerisce che l’adolescenza dura fino a 32 anni e mezzo.

L’articolo cita una celebre frase di Churchill: «Se non si è liberali a vent’anni non si ha cuore, se non si è conservatore a quaranta non si ha cervello» e  fa coincidere il passaggio dalla situazione di adolescente a quella dell’adulto con l’abbandono della rivolta e l’adesione al conformismo diventando di fatto come i genitori. Un passaggio caratterizzato dalle assunzione di responsabilità tipiche dei genitori: l’acquisto di una casa, l’autonomia economica, la definizione della carriera lavorativa. La maggior parte degli utenti di netmums ha individuato questo passaggio in una fascia di età compresa tra i 25 e i 33 anni. Certo, come spesso accade, non abbiamo a che fare con una ricerca attendibile ma comunque possiamo lasciarci trasportare dalla sollecitazione.

In effetti è sotto gli occhi di tutti che se da una parte l’adolescenza arriva prima e si hanno prima i moti emancipativi tipici dell’adolescenza, dall’altra l’assunzione di responsabilità e le scelte importanti della propria vita sembrano essere posticipate sine die tanto che è oramai divenuta prassi introdurre una nuova fase evolutiva, quella del “giovane adulto”.

L’adolescenza è quella fase della vita caratterizzata dall’esplosione delle potenzialità di un individuo, in cui si scopre che quanto si è solo fantasticato fino al giorno primo diventa ora attuale; Una età in cui si sente che non ci sono scuse e si potrebbe essere e si potrebbe fare un po’ tutto. Ma è proprio questa potenzialità che lascia sgomenti e può succedere che la si metta continuamente alla prova oltre i limiti o la si eviti ritirandosi dalla messa in gioco di sé.

E poi arriva il “giovane adulto”, arriva il momento in cui l’età, la fine della scuola, la scelta di un lavoro prevedono che si entri nel mondo degli adulti, che ci si assuma la responsabilità di una scelta, trovando un equilibrio tra i propri sogni, le opportunità che ci si presentano e la progettualità che inevitabilmente richiede il tempo di una vita.

E’ un momento importante che non riguarda solo “il giovane adulto”, ma coinvolge la famiglia (da cui si esce o si dovrebbe uscire) e la società intera, il mondo della produttività (in cui si entra o si dovrebbe entrare).

Ora, se allarghiamo lo sguardo vediamo quanto questo passaggio si sia trasformato anche per gli altri attori in gioco, anche per loro i tempi si sono allungati. Per la famiglia, che molto più spesso si fa carico di accompagnare i figli, vuoi perché spesso sono i genitori che hanno un impiego a tempo indeterminato che permette l’accesso al credito e vuoi perché occuparsi dei figli fa sentire giovani, attivi ed ancora nel pieno del proprio ruolo sociale di genitori. Per la società sempre più “longeva”, per cui a 60 anni si ricoprono i ruoli di punta di società, imprese ed amministrazioni, e l’idea di lasciare il passo ad una giovane promessa non è più così scontato.

E’ così che diventa tutelante per tutti pensare che il nuovo arrivato nel mondo del lavoro non sia proprio un pari con cui confrontarsi ma un giovane da accudire e da crescere, cercando di non fargli mancare nulla… magari per il maggior tempo possibile; un tutela che fa stare tranquillo anche il giovane adulto, che può rimandare – fino a 32 anni e mezzo – il vestire i panni dell’adulto senza se e senza ma.

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